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Personal Brand & Corporate Brand

novembre 9th, 2009 by 4 EveR YounG

Nelle varie riflessioni e considerazioni del rapporto tra Personal Branding e Corporate BrandingShel Israel mette un’altra milestone riguardo la stretta correlazione del personal branding e della reputazione della persona.

Dando per assodato che l’attenzione principale è su ciò che le persone vogliono e hanno bisogno piuttosto che cercare di convincerli a comprare un prodotto: il marketing parla alle persone non sul prodotto. I social media permettono ai mercati di tornare a parlare con le aziende. I consumatori possono gridare, chiedere o suggerire e spesso ottenere risposte … invece di essere disdegnati possono ricevere rispetto. Le “marche personali” sono molto più umani dei marchi aziendali nel senso che i marchi personali stanno ridisegnando i marchi aziendali.

Se scriviamo sui nostri blog … se pubblichiamo i nostri twitt … se ci impegnamo a collaborare utilizzando questi strumenti, tutto questo ci permetterà di plasmare un nostro web basato sui nostri interessi e sulle nostre esigenze, indirettamente saremo apprezzati per questo … anche quando cercheremo un nuovo lavoro e un potenziale datore di lavoro valuterà la nostra reputazione sul web in base a quello che abbiamo scritto negli anni e al rapporto che abbiamo con i nostri amici nei vari network.

Come se emergesse una sorta di Market Engagement Optimization (MEO) pensando a come fare a preparare i dipendenti in modo che creino il maggior valore: se i dipendenti sono incoraggiati a essere portatori di “fiducia” nel mercato che in cui spendono il nome della loro azienda, saranno in definitiva più efficaci ed efficienti rispetto ai concorrenti  che non approcciano al mercato con queste strategie. In realtà, questa ottimizzazione è solo un’altra parte del Social Media Marketing, è un quadro olisticamente migliore, una leva sociale dei media e di altre tecnologie emergenti come punto primario di partecipazione con il mercato. In poche parole, l’arte e la scienza di “servire” il mercato e massimizzare il ritorno sulla partecipazione. Si inizia con una cultura che rispetti i consumatori e che mette a frutto le passioni dei suoi dipendenti a partecipare al mercato.

Da questa premessa si capisce perchè stra-quoto l’opinione di Simone su questo discorso, l’accezione del Corporate Identity fino a come le aziende l’hanno interpretato oggi sta cambiando … quando parlo con un marchio voglio parlare con la gente, non con un logo. I social media hanno dato voce alle persone dentro e fuori l’azienda, stiamo assistendo alla caduta del Muro del Corporate Brand, ad oggi è indispensabile che le aziende diano una voce umana al brand.

Lavorare con Internet signifca lavorare con le persone: l’utente è la piattaforma. Non basta aprire account aziendali sui social network, occorre permettere alle persone che lavorano nel team aziendale di potersi gestire un propria presenza online e dei propri spazi sul web, il valore aggiunto sta nella possibilità di poter parlare assieme e con i consumatori: loro sono i valori aziendali, loro sono il brand! ;-)

Arrivati a questo punto una bella domanda sarebbe chi “possiede” la conversazione nei Social Media? I dipendenti creano quotidianamente delle connessioni personali e costruiscono delle relazioni con la propria community. Parlano, condividono, si confrontano con la rete … rafforzando il legame tra l’azienda e gli utenti dei prodotti e servizi forniti dall’azienda.

Tutti questi ragionamenti li vedo in primis nella giornata lavorativa quotidiana … Adriano nasce Markettaro e (quando sarà ora) vuole morire da Markettaro, non c’è niente di più soddisfacende nella mia vita professionale (aka Marketing Is My Life), ho l’opportunità di vivere a pieno quello che faccio e poter trasferire la passione per questo lavoro è edificante. :-)

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Hell Is The Limit

novembre 6th, 2009 by 4 EveR YounG

Buzz Paradise ha scritto:

Gli artisti hanno sempre amato questo brand di zaini e borse originale ed innovativo famoso per il suo stile, la sua robustezza & funzionalità. Questo autunno EASTPAK ancora una volta orgogliosamente sottolinea il suo supporto a numerose bands e artisti e lo dimostra con Zed, la nuova strar musicale Zombie. Nell’ultimissima campagna EASTPAK ha cambiato il volto della musica, assoldando un esercito di Zombie con il compito di presentare i suoi valori di immortalità e gioia di vivere. Uno di questi Zombies è ZED, un talentuoso musicista che ha deciso di resuscitare attraverso il suo hit “Chocolate”. (l’album è prodotto da John Stargasm, celebre per il suo lavoro in numerosi club di successo e per i suoi tormentoni internazionali) Link: sito, facebook, twitter, youtube.

Eastpak per me è un lovemark nell’accezione più ampia del termine, Delegate è stata la tracolla per antonomasia di tutti gli anni di università che ho fatto. Mi ricordo come fosse ieri, la prima che ho avuto me l’ho comprata quando ero una matricola e come tutti gli studenti squattrinati facevo volantinaggio, la puntavo da diverso tempo, poi una volta mi è capitato di portare i volantini in tutta Civitanova per una grande supermercato e sono riuscito a raccimolare i soldi per comprarmela.

Come ben sai dagli albori di questo blog e dai miei post degli anni scorsi non ho buoni ricordi del periodo universitario (aka “despite of my rage i’m still just a rat in a cage”) ma se dovessi far emergere delle emozioni positive provate a quei tempi e dovessi associarle ad un brand sicuramente il primo che mi verrebbe in mente è questo. Sono ancora affezionato alla mia tracolla ancora oggi (anche se non la uso più tutti i giorni) ma lei ne avrebbe di cose da raccontare dei tempi dell’università, per scrivere questo post l’ho tirata fuori dall’armadio … il tocco ha evocato empatia … si è riaperto un mondo … :-)

Sgombriamo subito il campo dalle polemiche blogosferiche già avvenute in passato (aka “succhi di frutta avvelenati”) verso altri blogger e i flame quotidiani che imperversano su FriendFeed  perchè a me non interessano. Qui il focus è il Buzz Marketing e stiamo parlando di Eastpak che si è rivolta ad un agenzia come Buzz Paradise per sviluppare una campagna di Word Of Mounth.

Perdonami questa precisazione doverosa, ma sono decisamente stufo della “caccia alle streghe” contro i Markettari che dilaga in questo periodo, per non parlare dei pregiudizzi contro i SEO che vengono etichetatti come i “geni del male”. Se vogliamo affrontare una conversazione seria e costruttiva, cerchiamo di guardare un po’ più in la del nostro naso mantenendo una visione d’insieme orientata anche all’evoluzione del web, in questo senso il post di DavideIl futuro del web: tra Buzz, Freemium e Social Search” concentra e riassume molto bene anche il mio punto di vista … da leggere con attenzione anche le conversazioni segnalate perchè fanno riflettere molto.

Inoltre aggiungo che questo è un pay-per-post, BP mi accrediterà 20 euro sul mio conto PayPall per averlo pubblicato, mi preme chiarire che non è stato questo l’incentivo a partecipare a questa campagna: se non fossi stato affezionato al brand non l’avrei scritto (casomai avrei preferito riceve un loro prodotto): questo post è palesemente una Marketta (per me ha un’accezione positiva) comunque a scanso di equivoci, tutto quello che scrivo corrisponde a quello che penso.

Nella più totale trasparenza e come mio solito in questo blog tutto è sotto la luce del sole i tag che ho attributo sono chiari, il disclaimer di BP è ben in vista, ho argomentato le mie opinioni ma questo è solo un punto di partenza .. ora tocca a te, ti va di ragionare un po’ assieme su queste strategie? :-)

Adriano

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Digital Strategist Makeups

settembre 17th, 2009 by 4 EveR YounG

Segnalo con molto piacere l’e-book scritto da Francesca Casadei (aka LaFra) - i trucchi di una digital strategist, l’ho letto tutto d’un fiato e mi sembra decisamente notevole.  Cito due passaggi fondamentali ed esprimo qualche considerazione in merito:

Ho l’impressione che la continua ricerca di ciò che nel prossimo futuro sarà il nuovo hype faccia perdere di vista quello che in rete c’è già, perché la cosiddetta rete è più viva che mai. Cercare di capire come le persone la usano, quali spazi privilegiano, quali motivazioni le spingono ad usare un servizio rispetto ad un altro, di quali argomenti parlano, cosa e chi cercano è secondo me una sfida ben più stimolante del definire il significato di web 3.0.

Concordo sul fatto che chi fa il nostro lavoro tende alla ricerca perenne del “next big thing”, da quando ho abbracciato le metologie agili sto cercando di gestire al meglio lo stare sempre “sul pezzo”, confesso che all’inizio è stato devastante far conciliare la tecnica del pomodoro con le mansioni trasversali della mia giornata lavorativa quotidiana (community management, web marketing e new business) i benefici maggiori che ho trovato sono stati nella corretta attribuzione delle priorità delle attività e nel maggior rispetto delle deadline.

Senza ombra di dubbio i social media sono diventati una “droga” per me, sono diventato fortemente dipendente e questo mi faceva perdere la visione d’insieme dei progetti in lavorazione e comunque tutto quello che imparo grazie alla conversazione nei social media poi devo concretizzarlo nei progetti da realizzare per i clienti, quindi devo riuscire a tenere in equilibrio la ricerca con lo sviluppo.

Prima ogni nuova cosa da fare mi sembrava con priorità maggiore a quelle già pianificate … la “rigidità” del pomodoro mi ha fatto capire meglio che peso dare ad una nuova user story attribuendo un timing più efficace ai task.  Nonostante ciò ritorno al sempreverde metodo del brainstorming quando devo fare strategia ed ideare un nuovo progetto.

ma dobbiamo aspettarci che ogni utente decida autonomamente, volontariamente o meno, di seguire un percorso personalizzato ed essere pronti ad agire di conseguenza attraverso un’attenzione costante a tutta la torta, non solo ad una fetta. È giusto essere attratti dalle novità e investire risorse per conoscerle e appropriarsene, ma è necessario non lasciare che queste distolgano troppo la nostra attenzione da quello che esiste già perché questa disattenzione potrebbe compromettere tutti gli sforzi fatti per ottenerle.

Considero molto stimolanti le riflessioni sul trittico Earned/Owned/Bought Media dove il primo è immerso nelle relazioni, il secondo nella tecnologia ed il terzo nei contenuti … la vedo anch’io in questo modo, la mia visuale rimane quella di sviscerare il processo decisionale di acquisto (utilizzo nell’era dei social media) osservare le persone, capire i loro bisogni, imparare dalle loro esigenze e proporre adeguate soluzioni.

Prendo la palla al balzo per complimentarmi anche con la cara Laura Bolletta a cui è ritornata la voglia di bloggare e che nel primo post del suo nuovo tumblr ha scritto proprio riguardo l”ebook di LaFra :-)

Ciao
Adriano

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Baby Got Leads

luglio 14th, 2009 by 4 EveR YounG

Rebecca Corliss @ HubSpot’s

Oh my god, Karen, look at his leads
They are sooo hot… Ugh.
He looks like one of those inbound marketers
Those leads… they wanna buy… like right now.
They’re just so… ORGANIC!

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Link Love: A Geek Valentine’s Day Ballad

febbraio 14th, 2009 by 4 EveR YounG

Rebecca Corliss @ HubSpot’s

I knew that our feelings were true
That time I got that Tweet from you
You Dugg my post from yesterday
You said it in a special way

I blogged about the way I felt
You commented—It made me melt
I hoped you’d blog about us too
I watched the trackbacks, would there be one from you?

Give me the link love
Boy, where’s the link love?
Hey, show me the link love
Your perfect website grade goes straight to my heart

My iPhone beeped. Had a Google alert
You linked to me. You’re such a flirt
I checked the link grade. Can it be?
You’d given SEO credit to me

I wrote about our romance news
My blog now had a thousand views
Tweeted the link so I could brag
Now Twitter knew and they made a hashtag Read the rest of this entry »

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