Il Rimini Web Marketing Event 2009 ha confermato che ci sono tanti colleghi che sanno fare bene questo lavoro e che hanno la voglia di confrontarsi, condividendo la propria esperienza professionale.
Persone che hanno fatto diventare la propria passione un vero lavoro, proprio come me. Quanto mai oggi la vecchia accezione di “concorrente” è diventata labile, in un settore così evoluto la selezione degli operatori nel mercato è decisamente puntigliosa … o ti spingi oltre, guardando perennemente all’innovazione, testando nuove soluzioni web o muori.
Pensa se potessimo fare un parallelismo con l’ambiente lavorativo di un Ufficio Marketing di un’azienda italiana dove il Marketing Strategico dal Marketing Operativo si taglia ancora “con l’accetta”… e se invece in azienda i Junior insegnassero ai Senior? Sostengo che ritorni utile ad entrambi soprattutto nelle aree di frontiera come il web sociale … questa mia opinione si conferma ogni volta che faccio formazione o consulenza in azienda.
Dal RMWE09 mi sono portato a casa una buona dose di spunti di riflessione e nuove idee da poter applicare nel mio lavoro quotidiano. Oltre che divertito un bel po’ nel conversare in maniera costruttiva su questi temi con ottimi amici.
Nelle varie riflessioni e considerazioni del rapporto tra Personal Branding e Corporate Branding, Shel Israel mette un’altra milestone riguardo la stretta correlazione del personal branding e della reputazione della persona.
Dando per assodato che l’attenzione principale è su ciò che le persone vogliono e hanno bisogno piuttosto che cercare di convincerli a comprare un prodotto: il marketing parla alle persone non sul prodotto. I social media permettono ai mercati di tornare a parlare con le aziende. I consumatori possono gridare, chiedere o suggerire e spesso ottenere risposte … invece di essere disdegnati possono ricevere rispetto. Le “marche personali” sono molto più umani dei marchi aziendali nel senso che i marchi personali stanno ridisegnando i marchi aziendali.
Se scriviamo sui nostri blog … se pubblichiamo i nostri twitt … se ci impegnamo a collaborare utilizzando questi strumenti, tutto questo ci permetterà di plasmare un nostro web basato sui nostri interessi e sulle nostre esigenze, indirettamente saremo apprezzati per questo … anche quando cercheremo un nuovo lavoro e un potenziale datore di lavoro valuterà la nostra reputazione sul web in base a quello che abbiamo scritto negli anni e al rapporto che abbiamo con i nostri amici nei vari network.
Come se emergesse una sorta di Market Engagement Optimization (MEO) pensando a come fare a preparare i dipendenti in modo che creino il maggior valore: se i dipendenti sono incoraggiati a essere portatori di “fiducia” nel mercato che in cui spendono il nome della loro azienda, saranno in definitiva più efficaci ed efficienti rispetto ai concorrenti che non approcciano al mercato con queste strategie. In realtà, questa ottimizzazione è solo un’altra parte del Social Media Marketing, è un quadro olisticamente migliore, una leva sociale dei media e di altre tecnologie emergenti come punto primario di partecipazione con il mercato. In poche parole, l’arte e la scienza di “servire” il mercato e massimizzare il ritorno sulla partecipazione. Si inizia con una cultura che rispetti i consumatori e che mette a frutto le passioni dei suoi dipendenti a partecipare al mercato.
Da questa premessa si capisce perchè stra-quoto l’opinione di Simone su questo discorso, l’accezione del Corporate Identity fino a come le aziende l’hanno interpretato oggi sta cambiando … quando parlo con un marchio voglio parlare con la gente, non con un logo. I social media hanno dato voce alle persone dentro e fuori l’azienda, stiamo assistendo alla caduta del Muro del Corporate Brand, ad oggi è indispensabile che le aziende diano una voce umana al brand.
Lavorare con Internet signifca lavorare con le persone: l’utente è la piattaforma. Non basta aprire account aziendali sui social network, occorre permettere alle persone che lavorano nel team aziendale di potersi gestire un propria presenza online e dei propri spazi sul web, il valore aggiunto sta nella possibilità di poter parlare assieme e con i consumatori: loro sono i valori aziendali, loro sono il brand!
Arrivati a questo punto una bella domanda sarebbe chi “possiede” la conversazione nei Social Media? I dipendenti creano quotidianamente delle connessioni personali e costruiscono delle relazioni con la propria community. Parlano, condividono, si confrontano con la rete … rafforzando il legame tra l’azienda e gli utenti dei prodotti e servizi forniti dall’azienda.
Tutti questi ragionamenti li vedo in primis nella giornata lavorativa quotidiana … Adriano nasce Markettaro e (quando sarà ora) vuole morire da Markettaro, non c’è niente di più soddisfacende nella mia vita professionale (aka Marketing Is My Life), ho l’opportunità di vivere a pieno quello che faccio e poter trasferire la passione per questo lavoro è edificante.
Gli artisti hanno sempre amato questo brand di zaini e borse originale ed innovativo famoso per il suo stile, la sua robustezza & funzionalità. Questo autunno EASTPAK ancora una volta orgogliosamente sottolinea il suo supporto a numerose bands e artisti e lo dimostra con Zed, la nuova strar musicale Zombie. Nell’ultimissima campagna EASTPAK ha cambiato il volto della musica, assoldando un esercito di Zombie con il compito di presentare i suoi valori di immortalità e gioia di vivere. Uno di questi Zombies è ZED, un talentuoso musicista che ha deciso di resuscitare attraverso il suo hit “Chocolate”. (l’album è prodotto da John Stargasm, celebre per il suo lavoro in numerosi club di successo e per i suoi tormentoni internazionali) Link: sito, facebook, twitter, youtube.
Eastpak per me è un lovemark nell’accezione più ampia del termine, Delegate è stata la tracolla per antonomasia di tutti gli anni di università che ho fatto. Mi ricordo come fosse ieri, la prima che ho avuto me l’ho comprata quando ero una matricola e come tutti gli studenti squattrinati facevo volantinaggio, la puntavo da diverso tempo, poi una volta mi è capitato di portare i volantini in tutta Civitanova per una grande supermercato e sono riuscito a raccimolare i soldi per comprarmela.
Come ben sai dagli albori di questo blog e dai miei post degli anni scorsi non ho buoni ricordi del periodo universitario (aka “despite of my rage i’m still just a rat in a cage”) ma se dovessi far emergere delle emozioni positive provate a quei tempi e dovessi associarle ad un brand sicuramente il primo che mi verrebbe in mente è questo. Sono ancora affezionato alla mia tracolla ancora oggi (anche se non la uso più tutti i giorni) ma lei ne avrebbe di cose da raccontare dei tempi dell’università, per scrivere questo post l’ho tirata fuori dall’armadio … il tocco ha evocato empatia … si è riaperto un mondo …
Sgombriamo subito il campo dalle polemiche blogosferiche già avvenute in passato (aka “succhi di frutta avvelenati”) verso altri blogger e i flame quotidiani che imperversano su FriendFeed perchè a me non interessano. Qui il focus è il Buzz Marketing e stiamo parlando di Eastpak che si è rivolta ad un agenzia come Buzz Paradise per sviluppare una campagna di Word Of Mounth.
Perdonami questa precisazione doverosa, ma sono decisamente stufo della “caccia alle streghe” contro i Markettari che dilaga in questo periodo, per non parlare dei pregiudizzi contro i SEO che vengono etichetatti come i “geni del male”. Se vogliamo affrontare una conversazione seria e costruttiva, cerchiamo di guardare un po’ più in la del nostro naso mantenendo una visione d’insieme orientata anche all’evoluzione del web, in questo senso il post di Davide “Il futuro del web: tra Buzz, Freemium e Social Search” concentra e riassume molto bene anche il mio punto di vista … da leggere con attenzione anche le conversazioni segnalate perchè fanno riflettere molto.
Inoltre aggiungo che questo è un pay-per-post, BP mi accrediterà 20 euro sul mio conto PayPall per averlo pubblicato, mi preme chiarire che non è stato questo l’incentivo a partecipare a questa campagna: se non fossi stato affezionato al brand non l’avrei scritto (casomai avrei preferito riceve un loro prodotto): questo post è palesemente una Marketta (per me ha un’accezione positiva) comunque a scanso di equivoci, tutto quello che scrivo corrisponde a quello che penso.
Nella più totale trasparenza e come mio solito in questo blog tutto è sotto la luce del sole i tag che ho attributo sono chiari, il disclaimer di BP è ben in vista, ho argomentato le mie opinioni ma questo è solo un punto di partenza .. ora tocca a te, ti va di ragionare un po’ assieme su queste strategie?