Open Source Marketing Community

Community Is A Management Approach, Not Just A Role

martedì 16 febbraio 2010 @ 10:30 by 4 EveR YounG - 141 views

Far crescere una Community è come fare un risotto: un piatto ricco cremoso che poche persone si fanno in casa. Perché? Perché richiede 30 minuti di tempo e attenzione (non si può fare molto di più, mentre lo fai). Sembrerebbe facile … aggiungere un po’ d’acqua o di brodo in un tegame e lasciare che il fuoco faccia il lavoro: ma poi capisci che non funziona solo così, ci vuole qualcosa di più. Il riso non può assorbire molta acqua tutta in una volta, si deve aggiungere un po’ alla volta, attendere che assorba e solo in questo momento aggiungerne altra’.

Molto simile a come funziona una Community: una piccola comunità può assorbire solo un piccolo numero di nuovi membri alla volta. Deve aspettare di essere diventata abbastanza grande prima di accogliere nuove persone e deve aspettare l’assorbimento di nuovi membri facendoli sentire a loro agio in quel posto e poi  il reclutamento può essere avviato di nuovo. L’idea che un folto gruppo di persone stiano insieme per contribuire e rendere migliori i prodotti delle aziende e l’opportunità di aiutare/sostenere i loro amici è troppo stimolante per lasciarsela sfuggire.

Ma spesso i Community Manager sono ansiosi di far “decollare” le loro comunità rapidamente. A volte occorre andare oltre la logica del “bastone e della carota” e affrontare strategie motivazionali differenti: motivare le persone oggi, non significa pagarle di più se fanno di più,  ma lavorare su 3 cose fondamentali: Autonomia, Desiderio di migliorarsi continuamente e Scopo. Se si vuole che qualcuno non faccia solo qualcosa, ma superi se stesso e vi sorprenda, mettetelo nelle condizioni di divertirsi, di sentirsi coinvolto in una cosa importante e che può cambiare la propria vita, non semplicemente il suo portafoglio.

Di primo acchito viene spontaneo pensare  che gestire una Community sia un ruolo impersonificato da una persona che interpreta un ruolo professionale ben definito … ma dopo vari confronti con altre persone del settore. .. è diventato evidente che la gestione di una comunità non è solo un ruolo esplicito della propria carriera, ma anche un approccio generale riguardo la visione della comunità.

Sembrerà strano ma in questo senso ognuno di noi (partecipando attivamente a luoghi di ritrovo specifici online) a volte ricopre il ruolo di  Community Manager, magari scoprendo che la gestione della comunità può essere un ruolo “sensibile”. Questo ruolo è importante se l’organizzazione ha definito un approccio orientato alla creazione di una Community e quindi qualcuno deve garantire che le esigenze di ciascun componente del gruppo  siano valorizzate.

Tuttavia, per i manager funzionali e dirigenti che vogliono utilizzare gli strumenti e processi sociali per raggiungere i loro obiettivi, la gestione della comunità è composta da qualcosa di più che di dettagli tattici - è un approccio di gestione e di disciplina che aggiunge un elemento interattivo in tutto quello che si fa perché consente di eseguire processi di business migliori, più veloci e più a buon mercato. Se stai riflettendo su cosa significa un approccio sociale di questo tipo per un dirigente d’azienda in termini di leadership, cultura, strategia, misurazione, di programmazione, starai anche riflettendo su questi aspetti:

- una migliore comprensione di come integrare conversazioni in tempo reale nei flussi di lavoro tradizionali, al fine di migliorare la qualità delle comunicazioni e l’adozione di un processo di business.
- la capacità di vedere gli effetti del posizionamento in una rete e la conoscenza su come migliorare i rusultati della posizione strategica.
- un approccio persuasivo ai risultati di business, come l’inbound marketing che abbassa i costi, riduce i tempi del ciclo e aumenta la soddisfazione.
- una migliore comprensione e sensibilità verso le esigenze dei vostri lettori  - siano essi dipendenti, clienti, colleghi, fornitori o partner.
- un approccio più sociale per la gestione e la negoziazione che permette a tutti di vincere e quindi diventare sostenitori per la propria posizione.
- una migliore comprensione dei rischi e delle opportunità a causa di una migliore intelligenza - creata da una cultura aperta e conversazionale tra dipendenti e gruppi di clienti.
- la familiarità con i diversi strumenti che possono essere utilizzati per gestire le comunità e come questi strumenti possono essere ottimizzati per ottenere risultati di business differenti.
- comprensione del ruolo del responsabile della comunità - che cosa fanno e il valore che essi comportano.
- il ruolo delle informazioni e la distribuzione di contenuti in rete

Approcci comunitari possono essere utilizzati efficacemente per molti processi aziendali, in particolare quelli che dipendono in larga misura dalle informazioni, contenuti e relazioni. Tuttavia, le dinamiche delle comunità  online sono abbastanza diverse dalle dinamiche di quelle tradizionali in relazione alla programmazione, investimenti e strutture organizzative necessarie per adeguarsi alle diverse realtà.

Per le organizzazioni poi, questa missione potrebbe includere:

- creare un ambiente in cui l’organizzazione può meglio prosperare, attraverso le relazioni e le alleanze
- ridurre le minacce alla crescita dell’organizzazione attraverso partnership, la raccolta di informazioni e la comunicazione
- collaborazione con gli altri per costruire norme che riducono le esternalità negative
- aiutare i dipendenti di interagire adeguatamente con le varie comunità

Qual’è l’importanza di avere un Community Manager all’interno di un azienda oppure un Community Manager dedicato al brand all’interno di un agenzia?  Un ruolo fondamentale per la gestione delle interazioni tra consumatori e brand, una figura che comunica con le persone clienti/utilizzatori, il team di sviluppatori, i marketing manager al fine di migliorare il lavoro di ognuno. Oltre a partecipare attivamente al servizio clienti (CRM), mette in valore le caratteristiche del brand e i punti di vista dei consumatori, apportando un plus di informazioni con una strategia conversazionale.

Le informazioni che un Community Manager comunica, devono essere a forte valore aggiunto per la community, non deve limitarsi a dare informazioni commerciali, ma esclusive per i membri o dei buoni consigli che apportino qualcosa in più. Il compito è anche quello di creare degli autogeneratori di passaparola, che collaborino con lui indirettamente, per la passione che dimostrano verso il prodotto. La conoscenza del brand e dei membri della community deve essere a 360°, per poter intervenire nei momenti di crisi (bad buzz) e stimolare l’interazione tra individui della stessa community.

In particolare, i Community Manager devono essere qualificati a:
- capire immediatamente, senza trarre conclusioni o offrendo soluzioni (vale a dire capacità di ascolto eccellente)
- trovare le risorse per gli altri
- la cultura intesa
- comunicare spesso sottile e riguarda questioni tra due o più gruppi
- raccolta di informazioni e lo sviluppo di misurare l’analisi
- influenzare i risultati
- affrontare le situazioni in maniera costruttiva, non modo difensivo

Ciao
Adriano

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Convention Mimulus 2010 - The Day After

lunedì 8 febbraio 2010 @ 11:00 by 4 EveR YounG - 307 views

Di ritorno dallo stupendo weekend in montagna, scrivo qualche considerazione riguardo la terza Convention Mimulus appena trascorsa. :-) Partecipanti: Adriano Gasparri, Roberto Cobianchi, Francesca Fabbri, Anna Monti, Luca Pistolesi, Marco Leoni, Paolo Montaletti. Notevoli momenti di aggregazione con persone provenienti da esperienze diverse e di estrazione diverse … interessanti punti di vista differenti, conversazioni mai banali sui modelli di business sostenibili per Internet.

Come sai, sono nato e cresciuto in una città di mare … il mare è nel mio DNA … ma adoro anche la montagna e i suoi paesaggi mozza fiato, durante il weekend si sono alternate sessioni di puro divertimento a sessioni di brainstorming. I momenti conviviali e mangerecci sono stati il filo conduttore dei confronti riguardo il nostro lavoro … la passione e l’amore per quello che facciamo ha acceso gli animi e ci ha permesso di sviscerare e approfondire la varie sfaccettature del web. Colmi di empatia e densi di sensazioni i momenti di svago, degni di nota il brivido della discesa in pista con gli slittini, la ciaspolata sul monte e il giro in carrozza con i cavalli in mezzo al bosco.

Anche per questo evento ho scelto di rimanere offline e gustarmi a pieno la convention, finalmente ho inaugurato la moleskine e come un bravo “scolaretto” ho appuntato le parole chiave delle conversazioni di tuta la convention; ecco alcuni flash dei partecipanti come spunti di riflessioni:

- Internet non è più una rivoluzione, ormai è una cultura: in questo senso diventeremo vecchi parlando di innovazione, oggi non si può solo dire che è una nuova opportunità di business, lo potevamo dire 10 anni fa; oggi Internet è una realtà consolidata e già ci sono aziende che ne stanno beneficiando creando new business.

- la crisi è meglio affrontarla soli o in compagnia? (aka meglio soli che mal accompagnati) dipende dalla compagnia, ma ci sono più possibilità di vincere se si è in ottima compagnia. La forza delle parnership sta nella continuità dei progetti, così da sopperire i costi strutturali di integrazione e diseconomie nei primi progetti insieme.

- come si stringono le relazioni? Condividendo un progetto di sviluppo e instaurando fiducia da entrambe le parti. Ad una patnership corrispondono anche delle condizioni contrattuali chiare e la possibilità  di creare una proposta modulare. Spesso la qualità del progetto è rapportata all’entità dello stesso, rispetto ai partner che ho in casa.

- come sarà il nostro mercato nel futuro? solcato da un profondo cambiamento … dovremo far percepire al cliente il valore di alcuni servizi intangibili. il ROI non è più inteso con accezione ragioneristica come tempo fa, sono cambiate le metriche … il ROI nei Social Network non risiede nella sfera commerciale di un’azienda (popolarità dimensione quantitativa + sentiment dimensione qualitativa).

- la consulenza che prestiamo serve a far riconoscere al cliente alcune questioni e problematiche che prima non vedeva e quindi a mettere a fuoco nuovi obiettivi provenienti da nuovi bisogni. La soddisfazione del cliente non va sempre di pari passo con la crescita della sua azienda, forse bisognerebbe ripensare la catena del valore. A volte il cliente non cresce perchè gli proponiamo sempre le stesse cose.

- l’agenzia deve sempre avere una value proposition, nonostante le varie diversità e eterogeneità delle tipologie di progetti che oggi un’agenzia può fare, occorre sempre saper dare in prima battuta una risposta chiara e sintetica di cosa fa e quindi le motivazioni per cui il cliente dovrebbe comprare quei servizi.

- spesso le aziende hanno bisogno di un problem solver, una persona che gestisca la complessità delle dinamiche delle relazioni. La figura del web project manager ha bisogno di skill verso il problem solving e in certi progetti è una figura cardine, con un costo che può arrivare ad incidere anche il 10% del progetto. Il team building e la costruzione di un gruppo di lavoro solido, si può basare solo su una sana partecipazione e collaborazione, daltronde il consulente vende se stesso tramite la reputazione e la fiducia che si è costruito nel tempo.

- anche se non sembrerebbe ci sono differenze nel modello di business delle web agency e delle società di consulenza (alcune volte le prime cannibalizzano le seconde). A volte si prendo dei progetti per popolare il portfolio e per creare una lista di referenze in un settore specifico.

- quest’anno una prassi consolidata delle web agency è stata quella di aggiungere una divisione aziendale che si occupa dei Social Media, anche se poi all’interno non c’erano delle professionalità specifiche per affrontare progetti di Social Media Marketing. Questo ha creato un gap tra cliente e fornitore, avallando la percezione distorta sentita dal cliente riguardo la moda del momento … un po’ come darsi la zappa sui piedi per il totale allontanamento dalla fidelizzazione del cliente che prova ad andare su FaceBook identificando il mezzo con il fine, purtroppo la consulenza cattiva scaccia quella buona.

Scenette goliardiche e citazioni:

- Francesca aveva prenotato al Garnì Edy … peccato che non era il Garnì Edy di Daiano (il paese dove alloggiavamo) ma al Garnì Edy di Canazei (tutto un altro posto)!!! ma LOL :-D

- “gli schiavi di Oracle” :-P

Concludendo … IMHO, l’unico modello di business sostenibile in questo settore è quello della Coda Lunga immerso nell’Economia delle Esperienze. Nuovi Partner significano mercati diversi, nuovi clienti, crescita professionale; nuovi importanti clienti portano nuove tipologie di lavori che significano nuove professionalità e impegno diverso. Il Mercato è complesso … le aziende non devono solo investire economicamente, ma soprattutto in termini di volontà all’adozione delle nuove forme di comunicazione, sforzandosi di integrarle nella mentalità aziendale. Le agenzie, che devono aiutare le aziende a compiere questi passi senza parlare un linguaggio tecnico e incomprensibile, mettendosi nei panni di chi vede il web 2.0 come un mondo totalmente altro rispetto a ciò che ha fatto fino ad oggi. Le istituzioni, lo stato che deve sostenere il processo attraverso l’implementazione di infrastrutture adeguate.

Ciao
Adriano

P.S.: Abbiamo ripreso tutta l’evento con una telecamera, Mimulus monterà il video e lo pubblicherà su Youtube, successivamente lo inserirò in questo post. Intanto trovi alcune foto sul mio account Flickr ;-)

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My Social Challenge

giovedì 28 gennaio 2010 @ 10:00 by 4 EveR YounG - 213 views

“se vuoi arrivare a qualcosa che non hai mai avuto devi fare qualcosa che non hai mai fatto” - saraboargs

Qualche mese fà scrissi “è iniziato il distacco viscerale dal mio nick … un percorso introspettivo in cui sento che sto superando il concetto che è dietro a 4 EveR YounG”, lo so che non te lo sei dimenticato, non ti preoccupare neanche io … ma ieri tutto d’un tratto ho “visto la luce fuori dal tunnel” nel senso che dopo aver preso coscienza ho preso anche la consapevolezza di questo passo.

Prossimamente arriveranno dei capovolgimenti … seppure il blog rimarrà un pilastro fondamentale della mia presenza in rete … invece di abitare in una casa mia (blogging) e essere contemporaneamente in affitto in altre case (social networking + life streaming) allargherò e ristrutturerò una nuova casa (una nuova Open Source Marketing Community) dove ci sarà spazio per tutto. In questo nuovo luogo ci sarà ancora meno di oggi una separazione netta tra ogni social network (stanze con le porte) e sarà messa in risalto la completa integrazione tra tutti i miei social media (come se fosse una casa a più piani tutta in open space).

Sto definendo anche le strategie per riportare in equilibrio il mio Personal Brand con il mio Social Media Optimization. Questi nuovi ragionamenti mi stanno portanto a prediligere il primo … il passaggio non sarà indolore, l’importante sarà tamponare il sangue che sgorgherà nella rimodulazione delle mie SERP e cicatrizzare la ferita con l’aiuto di Google Caffeine. :-)

Ci aggiorniamo …..

Ciao
Adriano

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My Social Media Policy

mercoledì 27 gennaio 2010 @ 10:00 by 4 EveR YounG - 179 views

“allowing changes that we could not have foreseen”http://blip.fm/~im39a

Riprendo il discorso dei presidi del web sociale in cui sono presente, sia per aggiornare le mie linee guida sui vari social networks  sia per fare qualche riflessione riguardo al punto in cui siamo arrivati.

Anche se di acqua sotto i ponti ne è passata molta non ci sono stati grossi stravolgimenti nel significato che ho dato ad ogni presidio nel web sociale: BLOG aka il mio cervello ed il mio lato razionale, TWITTER aka il mio cuore ed il mio lato emozionale, LINKEDIN aka le mie passioni ed il lavoro che amo, FLICKR aka le istantanee del mondo in cui vivo, ANOBII aka le conoscenze che acquisisco, DELICIO.US aka le pietre miliari che leggo, UPCOMING aka le esperienze a cui partecipo, SLIDESHARE aka le opinioni di cui mi faccio promotore, 2SPAGHI i sapori che assaggio, BLIP.FM aka gli stadi umorali della mia vita, YOUTUBE aka gli spazi che mi circondano, FACEBOOK aka le relazioni tra i miei contatti,  FRIENDFEED aka il riassunto della mia vita in rete.

Nonostante l’opinione distorta che si sta diffondendo erroneamente riguardo il fatto che i blog sono morti perchè non vanno più di moda …. i blog insieme ai forum continuano a essere l’ossatura delle conversazioni tematiche del web, anche se non non fanno più notizia: fanno invece ancora molto traffico complessivo; inoltre il microblogging, ben lungi dall’uccidere i blog, gli restituisce tempistiche e spazi di approfondimento, dimostrando la sua vera natura che è più editoriale che sociale.

Ha preso sempre maggiore rilevanza il concetto di “aggiornamento di stato” la consacrazione del microblogging sta facendo si, che le brevi informazioni riguardo cosa si sta pensando e cosa si sta facendo stiano ampliando ulteriormente la “fetta” di utenti che si possono esprimere attraverso Internet: alcuni li utilizzano editorialmente con fini informativi e altri li utilizzano socialmente per comunicare i fatti della propria giornata quotidiana agli amici.

L’altro giorno un amico mi ha chiesto: appena ti connetti qual’è la prima pagina web che apri? Senza pensarci neanche un secondo ho risposto con enfasi …. Twitter! Nel senso che la sequenza fissa (in ordine di importanza) delle tab di Firefox che tengo sempre aperte sono Twitter, Gmail, GReader, Facebook, FriendFeed. Sono convinto che oggi su Twitter scorre la vera forza dei Social Media, non a caso è il mio social network di riferimento.

Tutto quello che viene pubblicato su Internet - per definizione - è pubblico e leggibile da tutti e chiudere l’account mi sembra come “tirare il sasso e poi togliere la mano” … quando ho bisogno di un’estensione privata .. uso la chat. Non metterò mai il lucchetto ai miei social network e continuo a vederlo come una castrazione della partecipazione al web sociale, ogni volta che vedo un utente che ha una quantità esorbitante di contatti e il proprio account privato mi vengono subito in mente queste quattro citazioni: “Everything is forwardable”, “Verba volant, web manent “, “Ever heard of a screenshot?”, “Non scrivo niente che mi vergognerei a far leggere a mia nonna”.

Non ricambio la sottoscrizione a tutti quelli che mi aggiungono, abbraccio l’asimmetria del network a cui ci ha abituati Twitter, generalmente sono io il primo aggiungo selezionando nuove persone che fino a quel momento non conoscevo e non mi aspetto che loro mi aggiungano a loro volta solo perchè l’ho fatto io, ciclicamente aggiungo persone che scrivono contenuti di qualità e tolgo persone che mi stanno annoiando.

Ribadisco che mi sembra molto riduttivo porsi solo la domanda “ci conosciamo?”, un punto di partenta migliore sarebbe “mi interessa connettermi con te?” ciò riflettere riguardo le informazioni necessarie per capire che tipo di interazione posso instaurare con il nuovo utente. Inoltre nel momento in cui ci connettiamo per la prima volta non mi sento in dovere di dare più informazioni publiche di quante sono già ben visibili sulla pagina del mio profilo e che puoi reperire dai motori di ricerca (aka su Internet tu non sei tu, ma quello che Google dice) questo perchè compilo sempre dettagliatamente le informazioni del SN di riferimento, hai già tutto quello di cui hai bisogno per capire chi sono, che cosa faccio e di che cosa scrivo, mi aspetto che una volta che hai compreso queste informazioni su di me inizi l’interazione.

Non tutti hanno voglia, tempo o competenze per scrivere un lungo post ma quasi tutti hanno voglia, tempo e competenze per cazzeggiare insieme ai propri amici. Non discrimino le persone che scrivono contenuti leggeri sui social network, ma mi prendo la liberta di selezionarli con cura prima di inserirli nel mio network, ci sono alcune persone che scrivono solo cazzate, che ho aggiunto ai miei contatti e che vado a leggere quando sono giù di morale e voglio decomprimermi per farmi delle sane risate e rilassarmi un po’.

Da tutto questo post ne scaturisce una mia personale (e pertanto discutibile) interpretazione: ogni critica costruttiva sarà ben accetta e alimentata da un sano confronto farò tesoro delle riflessioni che ne scaturiranno …. ogni tentativo di viscida e sterile polemica sarà stroncata sul nascere e bloccherò gli utenti che la inizieranno: questo vale sia per le conversazioni create da me sia per le conversazioni che leggo in giro. Nel 2009 il mio approccio ai social media è stato solo pragmatico nel 2010 sarà pragmatico e cinico.

Ciao
Adriano

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More Feed, Less Friend

martedì 26 gennaio 2010 @ 10:00 by 4 EveR YounG - 348 views

“Tell me and I’ll forget; show me and I may remember; involve me and I’ll understand” - Chinese Proverbs

Premettendo che non è mia intenzione dire a nessuno cosa può o non può fare con i social media e che ognuno è libero di gestirli come meglio crede, dal canto mio mi sento libero di fare alcune riflessioni in merito alla FriendFeedsfera di oggi.

Occorre analizzare bene tutte le dinamiche ed andare più a fondo nei comportamenti delle persone, leggendo tra le righe di un messaggio velato che si presta a più interpretazioni, è un po’ come se nella mia testa ci fosse un Social CRM e grazie al grado di relazione che ho con le persone del mio network nel medio/lungo periodo avessi la percezione del sentiment delle diverse micro-sfere e sotto gruppi di persone. Leggo tutto il flusso di UGC che crea il mio contatto e mi ricordo tutto di quello che scrive, non mi sfugge niente … spesso parlando offline con una persona che seguo online le cito e ri-contestualizzzo un contenuto che ha pubblicato nel passato anche lontano. Mi sono abituato a fare collegamenti incrociati tra vari social network e tra varie persone, scovare le informazioni che fanno diventare fatti le precenti supposizioni e sviluppare proiezioni riguardo le evoluzioni delle situazioni: il Marketing Intelligence ci “sguazza” tra i social media, c’è poco da fare.

Ci ho provato a interpretare FF come un posto fatto di vita pulsante e di pensone aperte alla conversazione ma non si è dimostrato affatto così: non ne trovo nessun valore aggiunto rispetto ad un mashup che posso creare via programmazione dei miei UGC che mi restituisca un semplice feed rss. Dopo un anno rimane invariato tutto il mio scetticismo argomentato nel post Looking For A Conversation con l’aggravante che nel 2009 FF è diventato il  luogo principe dove parlare per centinaia di commenti del nulla e dove far partire inutili flame su qualsiasi argomento. Come sempre il problema non è nello strumento anzi le nuove features l’hanno fatto diventare una piattaforma molto potente e versatile ma nell’uso che le persone all’interno ne stanno facendo. Pertanto non mi resta altro che prendere atto … volente o nolente tutte le persone del mio network hanno spostato le loro conversazioni su FF e mi adeguo a questo fatto, ma ciò non toglie che FF è un posto in cui mi tocca a stare ma in cui non vorrei stare.

In cuor mio … nel mio piccolo me la sento tutta la responsabilità di essere corretto e coerente verso il mio network, la stessa che mi ha fatto acquisire credibilità nei tuoi confronti in questi anni …  proprio per questo motivo mi sto confrontando con te su questi ragionamenti; anche perchè sono così immerso “nel sistema” che spesso il meccanismo mi porta a vedere solo un pezzo e devo riemergere e distaccarmi per ri-acquisire una visione di insieme lucida da ogni considerazione soggettiva. Sono arrivato al punto di restringere la percentuale di miei UGC che condivido su FF, perchè “non vanno bene” per quel posto, non facendoci convogliare dei contenuti che per la logica del life stream avrei dovuto lasciar andare anche li e invece aumentare la percentuale di UGE che trattano di Social Media Marketing, questo approccio win-lose repressivo mi sta logorando.

A lungo andare sta diventanto snervante dedicare anche solo 5min di tempo a FriendFeed: lo zoccolo duro degli Eearly Adopter (circa 500 persone in Italia) di FriendFeed è diventato così estremo che si sono sviluppati degli approcci paradossalmente respingenti verso determinate persone/tematiche/aziende in un luogo che sarebbe nato per la condivisione. Ogni volta che c’è una discussione, questa è animata non da un sincero desiderio di approfondimento, ma dalla volontà di aumentare il proprio prestigio denigrando il pensiero dell’altro, per questo non è vantaggioso accanirsi nel dibattito, il tutto si riduce solo ad una inutile perdita di tempo … da cui è sempre bene difendersi.

Ci sono molte persone sopravalutate o comunque sovraesposte che hanno un grosso seguito di iscritti perchè “funzionano sui socialcosi” indipendentemente dai contenuti che creano e perchè la loro micro-sfera di “amichetti” (in accezione dispregiativa) li supporta e li sostengono in tutto e per tutto a prescindere riguardo qualsiasi opinione, certe tematiche sono diventate tabù perchè si sa a priori che in qualsiasi “salsa” le si tratti diventeranno flame da >200 commenti. I sintomi di queste patologie si notano quotidianamente … lo si vede dai like a profusione per ogni starnuto, dalle sceneggiate dei “difensori delle cause perse”, dai commenti forzati su ogni thread, e così via. Inoltre, capisco ma non condivido tutti quelli che nel 2009 (ne sono molti) hanno messo il lucchetto al loro account su FF per non essere indicizzati da Google (nulla di nuovo sotto la luce del sole) nel senso che se avessi l’esigenza di inziare una conversazione che tratta di contenuti sensibili e allo scuro da occhi indiscreti non farei altro che aprire una sessione di chat con l’altra persona.

Mi è toccato ignegnarmi con altri criteri con chi ha il lucchetto su FF, nel senso che per non perdere la possibilità di andare a leggere i contenuti del lucchettato/a solo quando ne ho necessità l’ho messo/a all’interno di una lista specifica e tolto/a dalla home generale, così non vedo sempre nella home i suoi contenuti (a cui dovrei fare spesso hide) ma li vado a ripescare nel flusso della lista a bisogno. Un like può voler dire tante cose, il mio like spesso trasferisce fiducia nel senso che attribuisce il valore che rappresenta per me quel contenuto alla persona che in quel momento lo sta condividendo, non metto like a prescindere e non commento se so di non riuscire ad apportare valore aggiunto a quel thread. Da quando uso FF, nessun mio UGC viene creato direttamente su questo servizio di lifestreaming tutti i contenuti provengono dai SN verticali e confluiscono nel mio flusso, se domani mattina FF chiudesse , tutti i contenuti che ho creato non svanirebbero nel nulla ma rimarrebbero pubblicati nei SN verticali dove sono nati.

Arrivati a questo punto (dopo quasi due anni di diffusione di FriendFeed in Italia) la domanda stuzzicante su cui mi sto interrogando in questi giorni riguarda l’evoluzione di questo strumento: l’ipotesi più semplicistica ma ben plausibile è che Mark Zuckemberg si alzi una mattina dopo aver “spremuto” per un bel po’ di tempo i betatester di cui sopra e lo chiuda seduta stante inglobando completamente tutte le funzioni in Facebook, oppure ipotesi più horror che lo lasci morire per eutanasia dopo un periodo di agonia in cui è andato avanti per forza di inerzia (in questa previsone i betatester se ne saranno già andati su un altro socialcoso più figo che andrà di moda in futuro). Chi vivrà, vedrà …. :-P

Ammesso e non concesso che si possano fare dei paralellismi tra FaceBook e FriendFeed (se non altro perche sono della stessa azienda) preferisco l’ingenuità di un Newbie che fa il biscotto della fortuna su FB piuttosto la malafede di un Early Adopter che fa un flame su FF!

Mi aspetto che tutte le persone che non mi conoscono leggendo questo post sostengano che sono invidioso degli altri e che tutte le persone con la coda di paglia utilizzino questo post per alzare altro polverone … ma so che tu … tu che mi conosci bene e che mi leggi dagli albori di questo blog capirai il senso di ogni parola che ho scritto. Spero di aver sviato ogni qualunquismo e di esser riuscito a far capire il mio punto di vista. :-)

Grazie
Adriano

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